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Valori nutrizionali e potenziali danni del latte di mucca

Di Roberto Gava

12 Gennaio 2021

Anche se il latte ha un grande potere nutrizionale e viene continuamente reclamizzato come sano, nutriente e buono, ed è raccomandato dalla maggior parte delle Società Scientifiche di Nutrizione a causa del suo contenuto in proteine e sali minerali, purtroppo oggi da un punto di vista tossicologico bere latte vaccino non è consigliabile, anzi, è una delle più diffuse cause di patologia.

Nonostante questo, gli effetti negativi a lungo termine del consumo di latte vaccino e anche delle sue proteine sulla salute umana sono ampiamente trascurati da coloro che dovrebbero insegnare alle persona come difendersi dalle malattie (1).

Il latte infatti è ormai un concentrato di tossicità, perché le mucche d’oggi non sono sempre libere di pascolare alla luce del sole, ma il più delle volte mangiano vegetali molto inquinati dalle piogge acide e per di più le mucche di allevamento ricevono non pochi farmaci per vari motivi.
Ma analizziamo il problema un po’ per volta.

Indice
 - Composizione del latte
 - Il latte vaccino fa bene alle ossa? Gli effetti sul Calcio
 - Potenziali danni del latte sul sistema immunitario
 - Effetti nocivi del latte vaccino sul metabolismo
 - Possibili danni oncologici del latte vaccino
 - Cosa succede al feto bevendo latte vaccino in gravidanza?
 - Un piccolo consiglio di Medicina Preventiva
 - Bibliografia
















Composizione del Latte


Sappiamo tutti che il latte materno è l’alimento essenziale per un neonato, almeno fino ai primi 6-8 mesi di vita, perché rappresenta la fonte in grado di coprire tutti i suoi fabbisogni nutrizionali finalizzati all’accrescimento.

Il potere nutrizionale del latte, infatti, è indiscusso e, almeno per un neonato, il latte materno è l’alimento più completo e neppure paragonabile ad un qualsiasi latte artificiale. Infatti, i latti artificiali sono generalmente preparati a partire dal latte vaccino, che però presenta notevoli differenze rispetto quello umano (Tabella 1).

Tabella 1 – Composizione media (valori per 100 g di alimento) del latte di diverse specie di mammiferi (Cas/alb: rapporto caseinogeno/albumina; *: inserito per confronto).



Non dimentichiamo che in Natura il vitellino raddoppia il suo peso in 40 giorni proprio grazie al suo elevato contenuto proteico … ma i nostri piccoli non sono vitellini! e non devono ricevere troppe proteine.

In commercio esistono vari tipi di latte e non sono tutti uguali, perché differiscono per il contenuto in grassi e per il processo di risanamento e di conservazione che hanno subito.

Sappiamo infatti che il latte vaccino comune può essere intero, parzialmente scremato o totalmente scremato e quello che varia in questi tre tipi di latte (restando più o meno costante il contenuto proteico e glucidico) è il loro contenuto in lipidi e in vitamine liposolubili.

Esistono anche latti speciali come quelli addizionati di vitamine (latti dietetici) o di acidi grassi polinsaturi, quelli privati di lattosio, quelli ipoallergici, ipoproteici, i latti vegetali (di soia, riso, miglio, mandorle, ecc.) e altri tipi più specialistici.

Oltre al latte dovremmo considerare anche i latticini, che hanno profonde differenze tra loro. Solo a titolo di esempio ricordo che la ricotta, che è da tutti considerato un formaggio magro, rispetto agli altri formaggi ha un alto contenuto in colesterolo ed è più povera di proteine (-50%) che di lipidi e calorie (-35%).

Il latte vaccino fa bene alle ossa? Gli effetti sul Calcio

È vero, il latte è alcalino, ma il latte industriale viene da animali da allevamento che hanno mangiato foraggio inquinato e che hanno ricevuto farmaci (tanto o poco, non è sempre facile da sapere). Pertanto il latte vaccino che acquistiamo contiene varie sostanze chimiche che si accumulano, perché molte di esse sono liposolubili. Ecco che alla fine il latte diventa acidificante e, come tutte le sostanze acide, impoverisce le nostre ossa di calcio.

Il latte contiene molto calcio (ma poca vitamina D), però se apporta sostanze chimiche acidificanti obbliga l’organismo ad utilizzare sistemi tampone per mantenere il pH del sangue e dei liquidi extracellulari all’interno dei loro valori fisiologici (in condizioni di acidità, la maggior parte dei nostri enzimi non lavora bene e quindi noi ci squilibriamo, ci indeboliamo e poi lentamente ci ammaliamo). Questa condizione è particolarmente patogena per le ossa degli anziani che oggi sono fortemente predisposti all’osteoporosi sia perché vivono più a lungo, sia perché tendono a muoversi sempre meno.

Potenziali danni del latte sul sistema immunitario

Inoltre, ho avuto modo di osservare spesso in ambulatorio che quando un bambino (ma lo stesso lo potremmo dire per un adulto) è predisposto a frequenti e prolungate malattie catarrali acute o subacute delle prime vie respiratorie, di solito basta sospendere il latte e i suoi derivati per vederlo nettamente migliorare in pochissimi giorni. Il latte e i formaggi (specie quelli stagionati o fermentati), infatti, sono ricchi di istamina, che aumenta sia le allergie, sia la produzione di muco bronchiale.

Non dimentichiamo che anche un eccesso di zuccheri semplici facilita le malattie respiratorie di tipo catarrale e che un prolungato eccesso di latte vaccino e di zuccheri semplici sono oggi pure la prima causa di infiammazione intestinale per l’alterazione della flora batterica del nostro apparato digerente.

Effetti nocivi del latte vaccino sul metabolismo

Il consumo delle proteine del latte induce iperinsulinemia post-prandiale e aumenta permanentemente i livelli plasmatici del fattore di crescita insulino-simile-1 (IGF-1) (1, 2). Oltre ad un forte stimolo sulla crescita cellulare, l’IGF-1 contribuisce fortemente alla patogenesi di dislipidemie (3, 4), acne, diabete mellito di tipo 1 e 2, tiroiditi, obesità, malattie neurodegenerative, patologie allergiche (5, 6) predisponendo così alla maggior parte delle malattie croniche delle società occidentali (1, 6). A tale riguardo va pure ricordato che i neonati allattati al seno hanno una concentrazione plasmatica di IGF-1 inferiore a quelli che sono stati nutriti con latte artificiale (7).

Possibili danni oncologici del latte vaccino

Sia perché il latte vaccino aumenta i livelli plasmatici di insulina (8), sia perché aumenta quelli di IGF-1, che è un potente stimolatore della duplicazione cellulare, chi consuma molto latte per molti anni ha una maggiore probabilità di ammalarsi di tumore della mammella, del colon o della prostata (9).

Cosa succede al feto bevendo latte vaccino in gravidanza?

Quello che è peggio è che parrebbe che l’assunzione di latte durante la gravidanza influisca negativamente sulla programmazione fetale precoce della produzione dell’IGF-1 che influenzerà i rischi per la salute futura del neonato (10, 11). Alcuni Autori hanno infatti fornito un insieme di prove sugli effetti negativi del consumo di latte vaccino durante la vita fetale (attraverso la madre) e hanno scoperto che il consumo materno di latte vaccino aumenta il rischio delle suddette patologie croniche durante l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e addirittura anche durante la senescenza (1).

Infine, una elevata assunzione quotidiana di latte vaccino facilita oggi anche le intolleranze al lattosio e alla caseina e facilita addirittura l’invecchiamento precoce, poiché il latte è la principale fonte alimentare di D-galattosio. Dosi cronicamente alte di questo zucchero si sono rivelate deleterie per la salute in quanto facilitano l’invecchiamento cellulare negli animali di laboratorio, con riduzione della durata della vita da stress ossidativo eccessivo, infiammazione tessutale cronica di basso grado, neurodegenerazione, diminuzione della risposta immunitaria e cambiamenti genici trascrizionali (12,13).

Un piccolo consiglio di Medicina Preventiva

Cosa possiamo fare dunque per migliorare la nostra salute e quella di chi ci è caro?

Prima di tutto ricordiamoci che siamo noi adulti che insegniamo ai nostri figli e nipoti a mangiare bene o male e ricordiamoci anche che un’abitudine sbagliata acquisita da piccoli è difficile da vincere da grandi: lo si può fare certamente, ma richiede una buona dose di volontà e la conoscenza di valide motivazioni razionali per usarla.

Imparare le regole di una buona alimentazione e applicarle giornalmente diventando noi stessi un esempio per i nostri figli è uno dei regali più grandi che possiamo fare loro.

Una di queste regole è di allattare al seno i neonati il più possibile, ma quando si decide di svezzarli (oggi, per motivi tossicologici consiglierei di farlo per lo meno dopo gli 8 mesi), raccomanderei di bandire il latte, per quanto buono e facile da assumere nella colazione e talvolta anche di sera prima di dormire.

Per coloro che sono già abituati ad usarlo e hanno difficoltà a staccarsi, consiglio di iniziare a ridurre lentamente la quantità giornaliera e di mescolarlo gradualmente con un latte vegetale (per esempio quello di riso) fino a sostituirlo completamente. Questo è un modo per continuare ad assumere una bevanda che ci ricorda il latte vaccino, ma che non ha nulla in comune con questo.

Bibliografia

1. Melnik BC. Milk-the promoter of chronic Western diseases.Med Hypotheses 2009 Jun;72(6):631-9.
2. Collier RJ, Miller MA, McLaughlin CL, Johnson HD, Baile CA. Effects of recombinant somatotropin (rbST) and season on plasma and milk insulin-like growth factors I (IGF-I) and II (IGF-II) in lactating dairy cows. Domest Anim Endocrinol 2008;35:16-23..
3. Michaelsson K, Wolk A, Langenskiold S et al. Milk intake and risk of mortality and fractures in women and men: cohort studies. BMJ. 2014;349:g6015.
4. Huth PJ, Park KM. Influence of dairy product and milk fat consumption on cardiovascular disease risk: a review of the evidence. Adv Nutr. 2012;3:266-85.
5. Brick T, Schober Y, Böcking C et al. PASTURE study group ω-3 fatty acids contribute to the asthma-protective effect of unprocessed cow’s milk. J Allergy Clin Immunol. 2016;137:1699-706.
6. Melnik BC. Milk consumption: aggravating factor of acne and promoter of chronic diseases of Western societies.J Dtsch Dermatol Ges. 2009 Apr;7(4):364-70.
7. Larnkjaer A, Ingstrup HK, Schack-Nielsen L et al. Early programming of the IGF-I axis: negative association between IGF-I in infancy and late adolescence in a 17-year longitudinal follow-up study of healthy subjects. Growth Horm IGF Res 2009 Feb;19(1):82-6.
8. Holt SH, Miller JC, Petocz P. An insulin index of foods: the insulin demand generated by 1000-kJ portions of common foods. Am J Clin Nutr. 1997 Nov;66(5):1264-76.
9. Berrino F, Villarini A, De Petris M et al. Adjuvant diet to improve hormonal and metabolic factors affecting breast cancer prognosis. Ann N Y Acad Sci. 2006 Nov;1089:110-8.
10. Olsen SF, Halldorsson TI, Willett WC et al. Milk consumption during pregnancy is associated with increased infant size at birth: prospective cohort study. Am J Clin Nutr 2007;86:1104-10.
11. Kuller LH. The etiology of breast cancer – From epidemiology to prevention. Public Health Rev 1995;23:157-213.
12. Hao L, Huang H, Gao J et al. The influence of gender, age and treatment time on brain oxidative stress and memory impairment induced by D-galactose in mice. Neurosci Lett. 2014;571C:45-9.
13. Cui X, Zuo P, Zhang Q et al. Chronic systemic D-galactose exposure induces memory loss, neurodegeneration, and oxidative damage in mice: protective effects of R-alpha-lipoic acid. J Neurosci Res. 2006;83:1584-90.

 
 
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